Monte Baldo

IL MASSICCIO DEL MONTE BALDO

Il Monte Baldo è un massiccio montuoso con un altezza variabile dai 65 mt ,a livello del Lago di Garda, ai 2218 mt di Cima Valdritta, la sua cima più alta, è compreso tra le provincie di Trento e Verona e separa due grandi valli che, modellate dai ghiacciai quaternari, hanno dato origine al lago di Garda e alla Val d’Adige.

Il gruppo è suddiviso in dorsale del Baldo, culminante alla Punta Telegrafo (mt 2199) e Monte Altissimo di Nago (mt 2070).

Nel versante occidentale scende abbastanza ripido verso il Garda, interrotto solo dagli stretti pianori di Prada, San Zeno e Albisano.

Nella parte meridionale si trova un’ampia conca tra la dorsale del Baldo e le ripide scarpate sulla Val d’Adige, tra Novezzina e Spiazzi, a formare il bellissimo altopiano prativo dove si trova Ferrara di Monte Baldo.

Verso sud, dove le valli del Garda e dell’Adige si estendono e quasi si toccano, il Baldo degrada verso la conca collinare di Caprino Veronese.

Il nome Baldo probabilmente deriva dal longobardo  Wald  ( selva ) ed è citato per la prima volta nel 1163 in una carta topografica tedesca, mentre, in epoca romana, venne chiamato Mons Polninus.

Dal punto di vista geologico, il Baldo è formato per lo più da rocce sedimentarie, in particolare calcare e dolomie, formatesi nel mare che ricopriva questa zona nell’Era Secondaria e Terziaria.

L’innalzamento della catena iniziò 40 milioni di anni fa. In seguito l’erosione operata dall’acqua, dal ghiaccio e dal vento ha modellato le cime dando loro l’aspetto attuale.

Il carsismo e l’erosione delle acque sono fenomeni diffusi in tutto il Monte Baldo e si traducono in doline, grotte, conche e terrazze carsiche.

Il clima del Baldo varia in funzione del luogo e dell’altitudine.

Infatti, il versante sul Lago di Garda, a pari altezza con altri versanti, presenta temperature mediamente più alte, proprio grazie all’influsso del lago, la cui aria calda risale tra le valli e anche per quanto riguarda le precipitazioni registra piogge più abbondanti.

Il Monte Baldo viene anche chiamato “il giardino d’Europa” per il suo grande patrimonio floristico.

Monte BaldoAlcune specie di flora e fauna sono sopravissute alle glaciazioni poiché si trovavano sopra il livello dei ghiacciai, come un’isola in mezzo al mare, mentre in altre zone sono totalmente scomparse. Così sono nate le cosiddette specie endemiche  del Baldo che si possono ammirare nell’Orto Botanico del Monte Baldo a Novezzina. Tra queste specie ricordiamo la Campanula Petraea, la Primula Spectabilis, il Carex Baldensis ed il Raponzolo di Roccia, ma anche varie specie di orchidee.

Grazie alle caratteristiche morfologiche molto varie il Baldo presenta diverse zone climatiche, che vanno dalla fascia mediterranea alla fascia montana, boreale e infine alpina.

Ognuna di queste fasce possiede vegetazione diversificata.

Così possiamo trovare in quella mediterranea la presenza di olivi, viti, agrumi, lecci, carpino nero, orniello e roverella e, un po’ più in alto castagni e avena, oltrechè  le specie a fusto basso come orchidee, cappero, rosmarino,lantana, l’alloro, la primula, la lavanda, la ginestra e molti altri.

Mentre sui 1000 metri, nella fascia montana, troviamo il faggio, il tiglio, l’abete bianco e il larice, nella fascia boreale sopra i 1800 mt invece vi sono il pino mugo, il ginepro alpino e l’erica.In questa fascia troviamo anche delle fioriture di grande importanza : oltre al croco bianco e la genziana, le endemiche Carice e Anemone del Baldo e la rara Pianella della Madonna.

Nell’ultima fascia, quella alpina, la vegetazione è di tipo rupestre, caratterizzata dalla potentilla, il raponzolo, il rododendro e la presenza dell’erba rara Caglio del Monte Baldo.

Un po’ di storia sul Baldo

Sul Monte Baldo sono state trovate tracce di presenza umana fin dal Paleolitico, fino a 2000 metri di altitudine.

Sono stati rilevati più di 100 siti che testimoniano un vero e proprio itinerario di passaggio in quota del Monte Baldo utilizzato prima dai cacciatori e poi dai pastori preistorici.

Probabilmente il Baldo era la via di penetrazione che dalla pianura veneta portava fin nel cuore delle Alpi, costituendo così la direttrice principale dei processi di antropizzazione della parte centrale della catena alpina.

Forse Oetzi, la Mummia di Similaun, aveva percorso questa via, poichè aveva con sé alcune selci del Monte Baldo.

Nella zona di Rivoli sono stati trovati pugnali, piccole statue e tre sepolture del periodo Neolitico, mentre, molti vasi decorati e altri oggetti risalgono all’Età del Bronzo.

In epoca romana, per via dell’importanza strategica del luogo, furono costruite molte opere difensive ad esempio nelle zone di Caprino, Spiazzi, Ferrara di Monte Baldo e nella strada da Garda a Rivoli.

Attorno a queste fortificazioni e lungo le rive del lago sorsero via via molti piccoli insediamenti.

Nel periodo Longobardo il territorio del Baldo fece parte della cosiddetta “Iudicaria Gardensis” alle dipendenze di Garda, mentre in seguito fin dopo il 1000 fu suddiviso in tanti domini feudali. Nel XII sec. nascono i primi liberi comuni proprio per il desiderio delle popolazioni di liberarsi dalle schiavitù feudali.

Nel periodo scaligero i Della Scala concessero ai Del Verme la vallata di Caprino e altre famiglie nobili acquisirono parti del territorio, come i Montagna a San Zeno, i Brenzoni sul lago, i Negrelli a Pesina e i Castelbarco ad Avio e Brentonico.

Sotto il lungo dominio veneziano il Baldo fu suddiviso in due parti, la “Gardesana dell’Acqua”, dipendente da Malcesine e la “Gardesana della Terra” sotto Caprino.

Dopo la breve parentesi napoleonica in cui la zona fu interessata dalla battaglia di Rivoli, il Baldo restò agli Austriaci fino all’annessione del Veneto all’Italia. Per proteggere la strada del Brennero, gli Austriaci realizzarono 4 forti : la Chiusa Veneta e il Hlawaty a Ceraino, il Mollinary a Monte S.Ambrogio ed il Wohlgemuth a Rivoli.

Dopo l’Unità d’Italia il Monte Baldo ritornò ad essere terra di confine con l’Austria e , in previsione di attacchi austriaci, vennero rafforzati i forti già esistenti e ne furono costruiti di nuovi.

Durante la Prima Guerra Mondiale furono realizzate anche molte trincee, gallerie e fortificazioni soprattutto al Telegrafo, a Novezza e sull’Altissimo.

Il Santuario della Madonna della Corona

Il nome è attribuito dalla “corona” di pareti rocciose che cinge il terrazzo inaccessibile a strapiombo, a 775 mt di quota sopra la val d’Adige.

Vi si venera la Madonna dell’Addolorata, rappresentata da una statua di pietra ritrovata fortunosamente, secondo la leggenda, sull’orlo dell’abisso nel 1522.

E’ il santuario Mariano più notevole della diocesi di Verona e meta spirituale per la comunità veronese e per fedeli provenienti da varie zone d’Italia, nonché dall’Austria e dalla Germania.

E’ sorto in origine nel XI sec. come eremitaggio di una piccola comunità di religiosi. Un successivo Romitorio dedicato alla Madonna era tenuto da religiosi legati al monastero di San Zeno di Verona a cui seguirono la Commenda dei Cavalieri Gerosolimitani e poi i Cavalieri dell’Ordine di Malta che nel 1600 edificarono un vero e proprio santuario.

Il santuario era raggiungibile solo a piedi, attraversando un profondo e pericoloso dirupo.

Con l’aumento dell’afflusso di pellegrini, si provvide a costruire il ponte di pietra e scavare nella viva roccia la scalinata con i caratteristici sette capitelli che richiamano i Sette Dolori di Maria.

Nel 1922 infine venne scavata la galleria che permette un agevole accesso dal piazzale che si raggiunge con il bus navetta.